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Oratorio : Si definiscono “atei” ma chiedono che Dio gli parli....
Inviato da marcello su 29/1/2010 11:30:00 (108 letture)


Si definiscono “atei” ma chiedono che Dio gli parli Alcune settimane fa sono stato invitato a parlare agli studenti di una scuola superiore pubblica, non statale, guidata da un ordine religioso. I ragazzi erano circa 250, provenienti dalle classi degli ultimi tre anni del liceo scientifico e classico. Per l’occasione, erano stati invitati anche alcuni studenti di altri istituti statali della città. Il tema che mi era stato affidato riguardava la ricerca di una vita piena, della felicità...continua...... ____

Devo ammettere che, entrando nel teatro gremito di giovani, ho provato una certa nostalgia degli anni in cui io stesso frequentavo il liceo scientifico, alla fine degli anni ’70; in quel periodo era obbligatorio partecipare alle assemblee di Istituto; non si poteva uscire dalla scuola; era possibile eventualmente rimanere in classe; tutti raccolti in palestra si parlava per lo più di politica, di divorzio, di aborto, di femminismo, di terrorismo, di temi interessanti; oggi la partecipazione alle assemblee di istituto è facoltativa. Al termine del mio intervento, durante la pausa, due alunni organizzatori si sono avvicinati per ringraziarmi e per chiedermi se - nella seconda parte dedicata al dibattito ed alle domande – gentilmente, potevo evitare di nominare il nome di Dio; in questo modo erano certi di interpretare il desiderio degli ascoltatori, alcuni dei quali, pur essendo in una scuola cattolica, vivevano una sorta di rifiuto per tutto ciò che era religioso. Dopo l’intervallo, nello spazio dedicato alla discussione, le domande, spesso formulate da giovani che si presentavano autodefinendosi atei, in realtà, nella maggior parte dei casi, parlavano di Dio o di Gesù. Molti giovani facevano considerazioni profonde e ponevano quesiti seri sul mistero della sofferenza, della morte, della malattia; alcuni di loro hanno raccontato esperienze di amici disabili, di fratelli malati, di persone care morte prematuramente; qualcuno ha chiesto: “dov’è Dio? A cosa serve la preghiera?”; un giovane mi ha chiesto se pensavo che la sofferenza fosse una punizione di Dio; fra una risposta e l’altra, in un silenzio assordante ho raccontato il famosissimo episodio presentato da Elie Wiesel nel libro autobiografico “La notte”; lo scrittore narra che nel lager di Birkenau, di fronte a tre prigionieri impiccati - due adulti e un bambino - qualcuno chiese “Dov’è Dio?” ed una voce rispose: ”Eccolo, davanti a te, appeso ad una forca”. Ho avuto la sensazione che molti giovani desiderassero sentirsi dire che Dio non punisce mai e ama sempre, che Dio ascolta, è vicino, sostiene, porta la croce con noi; dalle domande ho potuto capire che volevano vedere se credevo davvero che Colui che è crocifisso non è Colui che “punisce” bensì colui che subisce e prende su di sé la sofferenza del mondo; molti erano contenti di ascoltare che Gesù è colui che muore per noi e risorge con noi. Ogni tanto, durante il dibattito, scattava qualche applauso; i battiti di mani sembravano essere lo sfogo di giovani che avevano una gran voglia di appoggiare la testa sul cuore di Gesù, come fece l’apostolo Giovanni, probabilmente loro coetaneo, durante l’Ultima cena. Nel pomeriggio i ragazzi sono tornati, quasi tutti, per vedere insieme un bel film sul senso della vita; la mattina successiva erano previsti dei gruppi di lavoro. Vorrei ringraziare i religiosi ed i professori di quella scuola: dobbiamo credere nei giovani, nell’educazione e nella loro gran voglia di sentir parlare di Gesù. don Nicolò Anselmi don.nico@libero.it _________________________

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